Fuori dall'organigramma, dentro l'organizzazione. La consulenza che propongo non è una fornitura di contenuti, bensì una direzione: qualcuno che entra, ascolta e presidia la coerenza della comunicazione nel tempo, dalla strategia al coordinamento di fornitori e team.
Legge come un'organizzazione si racconta, individua dove il racconto si contraddice e costruisce una direzione da seguire. Poi la presidia: siti, eventi, report, video e campagne passano da una sola regia, che riferisce a chi guida l'organizzazione.
Una lettura dello stato attuale del racconto, con diagnosi e direzione. Come funziona l'audit.
Farsi trovare, farsi incontrare, farsi capire, farsi vedere: il racconto prende forma in ogni canale, diretto da me o prodotto in prima persona.
I progetti a sfondo civile e culturale, dove la comunicazione lascia il prodotto o il servizio e affronta il valore.
Il rapporto può diventare continuativo, fino a una funzione esterna di direzione della comunicazione.
Una direzione scritta, che spiega il perché di ogni scelta. Fornitori e team che lavorano sullo stesso racconto. Materiali coerenti tra loro, che non cambiano voce a ogni cambio di agenzia.
Aziende di ogni settore, istituzioni come comuni, regioni, enti pubblici e università, organizzazioni come associazioni, fondazioni, terzo settore ed enti di formazione. La base è a Milano e il lavoro in Italia e all'estero.
Dipende dalla portata. L'audit ha un prezzo definito; la direzione di un progetto e il presidio continuativo si definiscono dopo la diagnosi, in base a ciò che serve davvero.
Sono un consulente esterno: non vendo spazi né pacchetti di contenuti, bensì una direzione. Quando serve una produzione la realizzo direttamente oppure coordino il mio team o i fornitori dell'organizzazione.
Sì. L'ascolto si fa sul posto, altre fasi anche a distanza, se necessario.
Trenta, quaranta minuti per leggere il contesto e l'esigenza.