La comunicazione d'impresa come direzione narrativa, non come produzione di contenuti: un pensiero che presidia la coerenza del racconto nel tempo e trasforma il lavoro, i processi e le persone in un patrimonio che dura nel tempo.
Non vi propongo una fornitura di contenuti, ma una direzione narrativa, fedele ai vostri intenti e duratura. La mia proposta non è quella di chi esegue progetti su richiesta, bensì quella di un direttore narrativo esterno: qualcuno che entra in un'organizzazione e ne presidia la coerenza della comunicazione, dalla strategia al coordinamento della supply chain e dei team.
Il metodo si presenta come principio, non come catalogo di tecniche: responsabilità narrativa, verità e sostenibilità a lungo termine. Questo principio si basa sulla convivenza tra più approcci, dal metodo documentario al Cammino dell'Antieroe. Nella mia visione la consulenza, prima di tutto, è un modo di pensare il racconto.

Uno sguardo attento sullo stato dell'arte della vostra comunicazione, sull'intero sistema o su un singolo progetto. Si ascolta il contesto, si interpreta ciò che c'è alla base del racconto necessario, si restituiscono analisi e direzione. È il primo passo.
Dopo la diagnosi, l'opera prende forma. Si imposta il racconto a monte e se ne presidia la coerenza fino alla distribuzione, dirigendo chi esegue o producendo in prima persona. Ciò che conta è che il progetto racconti davvero la vostra realtà e che lo faccia con continuità anche nel futuro.
Quando l'azienda racconta chi è, non cosa vende: i progetti a sfondo civile e culturale, dove la comunicazione lascia il prodotto e affronta il valore. Un racconto affrontato e proposto con rispetto delle persone e dei fatti, molto lontano dall'essere un freddo strumento d'immagine.
Il rapporto si può estendere a tutte le necessità di comunicazione dell'impresa, nell'ottica di una direzione che resta, riferisce ai vertici, coordina la supply chain e i team, presidia ogni progetto.


Si entra nell'impresa, si ascoltano le persone, si osserva il tessuto, si raccolgono i materiali esistenti. Si guarda prima di giudicare: la comunicazione non si progetta da fuori, ma da dentro ciò che l'azienda è davvero.

Si analizza ciò che c'è alla luce del racconto: cosa l'azienda dice di sé, come lo dice, dove c'è coerenza e dove frattura. È qui che emerge la distanza tra ciò che l'impresa è e ciò che riesce a comunicare.

Si riporta ciò che si è visto, di persona e in un documento: la diagnosi, la direzione proposta, i passi successivi. Niente ricette preconfezionate: una direzione argomentata, che spiega sempre il perché di ogni scelta.
Anche poche righe. Serve capire da dove parte la vostra impresa e cosa sentite che non funziona.
Trenta, quaranta minuti per leggere il contesto e l'esigenza. Senza impegno e senza pitch.
Se ha senso, si parte leggendo: lo stato dell'arte della comunicazione, con diagnosi e direzione.
Dalla diagnosi al progetto, dal progetto al presidio. Un passo alla volta, fin dove serve.

Confrontiamoci sullo stato del racconto della vostra impresa, su ciò che vuole dire e su ciò che riesce a far emergere. Da lì si capisce se c'è un percorso da fare insieme.
I progetti e i siti di Giorgio Sitta.